Pignolo 2019

Vino rosso secco da uve omonime. Colore rosso rubino profondo. Profumi fitti e compatti, con note fruttate (ciliegia, amarena e mora) e speziate liquirizia, cacao, tabacco). Sapore denso e cremoso, con un tannino ben bilanciato dall’ottima struttura, il cui vigore si ammorbidisce con la maturazione. Da servire a 18/20°.
29,10

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Vitigno: Pignolo 
Luogo di produzione: Buttrio in Monte (180 m a.s.l.)
Giacitura e tipo di terreno: colline eoceniche con terreno tipicamente marnoso
Tipo di allevamenti: Guyot con 8-10 gemme
Resa ettaro: 15 hl
Vendemmia: raccolta manuale
Malolattica: fatta al 100
Totale produzione: 2000 bott. da lt 0,75
Tipo di vino: rosso secco
Colore: rosso rubino profondo
Profumo: profumi fitti e compatti: alle iniziali note fruttate di ciliegia, amarena e mora seguono le spezie (liquirizia, cacao e tabacco)
Sapore: in bocca denso e cremoso, con un tannino ben bilanciato dall’ottima struttura il cui vigore si addolcisce con la maturazione
Abbinamenti: carni grasse, cacciagione e formaggi stagionati

Macerazione a 28° – 30°C fino a esaurimento fermentazione alcolica, pressatura soffice, maturazione in piccole botti di rovere per 36 mesi

Caratteristiche aromatiche e gustativo del Pignolo

Il Pignolo è un vino di notevole complessità, che si esprime con un profilo aromatico ricco e stratificato, capace di evolvere e maturare nel tempo. All’assaggio, si rivela inizialmente con un’intensa ondata di frutti rossi, tra cui spiccano la ciliegia, l’amarena e la mora, offrendo un impatto olfattivo sia accattivante che profondo. Queste note fruttate sono avvolte da un mosaico di spezie, che include tonalità di liquirizia, cacao e un accenno di tabacco, contribuendo a una complessità aromatica che stuzzica e intriga il naso.

Al palato, il Pignolo si manifesta con una consistenza densa e cremosa, una caratteristica che lo rende particolarmente apprezzato dagli amanti dei vini corposi. I tannini, pur essendo evidenti, sono sorprendentemente ben bilanciati grazie alla struttura robusta del vino. Questo equilibrio permette al Pignolo di fluire in modo suadente, con un vigore che, pur mantenendosi presente, tende a evolvere man mano che il vino matura in bottiglia. La transizione dai sapori fruttati agli accenti speziati e balsamici è graduale e armoniosa, culminando in un finale lungo e persistente che lascia un ricordo piacevolmente complesso e multiforme.

Abbinamenti gastronomici ideali con il Pignolo

Il Pignolo, con il suo carattere robusto e la complessità aromatica, si sposa splendidamente con piatti che hanno una ricchezza di sapori e una certa intensità. Questo vino trova i suoi compagni ideali in pietanze che possono competere con la sua struttura e i suoi tannini ben definiti. È questo il caso di un piatto di carni rosse grasse, come un arrosto di manzo o una costata, dove il grasso della carne si fonde con i tannini del vino, creando un equilibrio gustativo ideale.

Il Pignolo è in grado di affiancare anche piatti di cacciagione, come uno stufato di cinghiale o una lepre in salmì, dove le note di selvaggina si legano armoniosamente alle sfumature terrose e speziate del vino. Non meno importante è l’accostamento con i formaggi stagionati. Un pezzo di Parmigiano Reggiano o di Pecorino, con la loro texture cristallina e il sapore intensamente saporito, può essere esaltato dalla ricchezza del Pignolo. Il vino, con il suo corpo e la sua complessità, riesce a stare al passo con la profondità dei formaggi maturi, creando un dialogo gustativo che esalta entrambi.

Questi abbinamenti non solo celebrano la potenza e la struttura del Pignolo, ma permettono anche di scoprire come il vino evolve in bocca, rivelando nuove sfumature e arricchendo l’esperienza culinaria.

Origini e storia del vino Pignolo

Il Pignolo è un vino che vanta una lunga e affascinante storia, strettamente legata alla regione del Friuli Venezia Giulia, un’area con una ricca eredità vinicola. Le origini di questo vitigno sono antiche, e si ritiene che il Pignolo fosse già coltivato nel Medioevo. Tuttavia, è nel Rinascimento che il Pignolo comincia a distinguersi, quando veniva apprezzato nelle corti nobiliari per la sua qualità superiore. Nonostante la sua presenza storica, il Pignolo andò incontro a un lungo periodo di declino, quasi scomparendo completamente a causa della sua bassa produttività e della suscettibilità a diverse malattie della vite. Era considerato un vitigno difficile da coltivare, il che portò molti viticoltori a optare per varietà più resistenti e produttive.

Fu solo negli anni ’70 e ’80 che il Pignolo fu riscoperto e valorizzato grazie agli sforzi di alcuni produttori visionari del Friuli Venezia Giulia. Questi pionieri intrapresero il compito di rivitalizzare il vitigno, investendo in tecniche di coltivazione innovative e attente al recupero delle antiche tradizioni vitivinicole friulane. La loro tenacia pagò, poiché il Pignolo iniziò a guadagnarsi una reputazione come uno dei vini rossi più distintivi e apprezzati della regione. Oggi, il Pignolo è considerato un simbolo dell’enologia friulana, celebrato per la sua intensità aromatica e la sua capacità di invecchiamento.

I vini prodotti da questo vitigno sono noti per la loro profondità di gusto e la complessità strutturale, riflettendo il terroir unico del Friuli Venezia Giulia, una regione rinomata per la sua diversità climatica e geografica, ideale per la viticoltura di alta qualità.